Il dolce fruscio del mare sullo scafo accarezza i nostri spiriti infondendoci un`immensa senzazione di pace e serenita´. Tobago naviga silenzioso in questa notte oceanica cullandoci col suo armonioso rollio, poco a poco i nostri ritmi rallentano trasportandoci ad un contatto unico con la natura che ci circonda.
Mi affaccio in pozzetto e milioni di stelle brillanano in un cielo terso, profondo,illimitato e che con l´abituarsi dell´occhio svela continuamente nuovi astri: senzazione costante di rinnovata immensita`.
L’aliseo soffia moderato, padre del nostro viaggio spinge la nostra piccola casa nella vastita’ marina all’inseguemento di un sogno per tanto tempo coltivato.
Sono ormai 9 giorni che siamo partiti, all’improviso la vita ci ha sorriso regalandoci la chiave per riaprire la porta sull’orrizzonte blu e noi l’abbiamo varcata alla prima occasione. Nel giro di una settimana Tobago era pronta per salpare verso un mese di totale indipendenza, 6000 km nel grandissimo atlantico.
Nei giorni che precedettero la partenza ero alquanto nervoso, milioni di pensieri si accavallavano nella mia mente, immaginandomi scenari sempre nuovi, difficolta’ da superare, contromosse da attuare. Le condizioni meteo non erano certo d’aiuto, quest’inverno alle isole Canarie e’ stato alquanto anomalo: il famoso anticiclone delle Azzorre che generoso genera l’aliseo di NE quest’anno e’ stato per molto tempo rintanato molto a S dando cosi’ spazio libero alle burrasche atlantiche che puntuali quasi ogni settimana arrivavano a spazzolare l’arcipelago canario, a volte leggere altre alquanto violente. Se volevamo partire dovevamo infilarci nella “finestra meteo” buona per “scappare” verso S e trovare velocemente riparo e sicurezza nella stabilita’ dell’anticiclone.
Per fortuna oggigiorno le previsioni sono abbastanza affidabili, ciononostante mettersi a giocare con fenomeni cosi’ grandi non lascia tanto spazio alla serenita’...
Domenica 28 febbraio e’ l’occasione giusta una burrasca e’ appena passata e fino a martedi’ non ne arrivera’ un’altra. Dovremo aver tempo a sufficienza per allontanarci abbastanza da non soffrirne troppo...
Salpiamo al mattino da Fuerteventura, salutiamo gli amici Yurin e Riccardo che con macchina fotografica e saluti immortalano questo gran giorno.
Issiamo le vele e via con vento in poppa a 6kn di velocita’ verso SSW, ormai siamo in ballo.
Tra lunedi’ e martedi’ la prevista depressione ci scombussola un po’, il vento ruota progressivamente da NW a N poi, E, SE, SW ed infine si stabilisce da WNW nella serata di lunedi’. Regoliamo le vele ben ridotte per l’andatura controvento, e piano piano saliamo e scendiamo dalle onde in un movimento alquanto scomodo ma comunque non ancora pericoloso. Gia’ al mattino 2-3 metri onda ci sballotolano per bene, ma Tobago non fa una piega, sotto il controllo del pilota automatico naviga nel mare formato e noi possiamo permetterci di “aspettare” nell’asciutta cabina che il tempo migliori controllando ogni 15 minuti che tutto vada bene e che nessuna nave incroci la nostra rotta.
Martedi’ sera il vento e’ di nuovo da N, poco a poco il mare si calma e la navigazione riprende piacevole col vento in poppa. Ormai e’ fatta, siamo sufficientemente a S da essere fuori dalla traiettoria delle burrasche, d’ora in poi sara’ una gran galoppata col vento in poppa.
Mercoledi’ si svela con un’alba serena, dormiamo, mangiamo riprendendoci dalla sballottata di ieri e prendendo confidenza coi dolci movimenti dell’aliseo.
Ad una media di 120nm al giorno ci avviciniamo all’arcipelago di Capo Verde e Domenica 7 marzo lo lasciamo alla nostra destra. Questa zona di mare e’ spesso ventosa e puntualmente non tradisce, il mare si gonfia ed il pilota automatico deve lavorare molto per mantenere la barca in rotta. Atziri mi sveglia di sopprassalto alle 4 del mattino: il pilota si e’ rotto! Prontamente metto in funzione quello vecchio che tenevamo di scorta e subito cerco di capire quale tipo di avaria interessi il nuovo. Durante la giornata di lunedi’ riesco a improvvisare una riparazione e riprende a funzionare apparentemente perfettamente...
D’ora in poi il vento si manterra’ costante fino all’arrivo, le giornate scorrerano tra letture,partite a backgammon e belle dormite. Ogni giorno abbiamo tre appuntamenti radio via onde corte, due con una rete di naviganti italiani e l’altro con un simpaticissimo argentino, Alessandro, che offre assistenza metereologica gratuita alle barche in navigazione. Questo ci permette di essere monitorati costantemente e sopratutto e’ un’occasione molto piacevole di scambiare impressioni e ascoltare altre avventure di differenti imbarcazioni e trarne preziose lezioni...
Durante gli ultimi 10 giorni c’e’ ancora tempo per la definitiva avaria del nuovo pilota automatico, che questa volta si rompe per davvero, dovremo poi ringraziare di cuore il vecchio, quasi pensionabile che ci ha stupito per la sua affidabilita’...
Durante gli ultimi tre giorni il vento ritorna fresco, quasi a volerci spingere nell’ultima volata verso l’arrivo, alle 01:00 del 24 marzo, il Sud di Barbados e’ al nostro traverso, e’ fatta!! I delfini ci accolgono, con balzi che possiamo solo intuire nell’oscurita’ ma con i loro sibilii che mai prima avevo avuto la possibilita´d’ascoltare, dall’interno di Tobago sono ben nitidi i loro richiami rendendo questo momento ancora piu’ magico.
La soddisfazione e’grandissima, siamo riusciti ad arrivare benissimo, senza aver commesso nessun errore, completamente sani, e con la barca in perfetto stato, grande Tobago!
Le 90 miglia che ci separano da St Vincent, scorrono veloci nell’entusiasmo dell’arrivo, nella gioia d’incontrare i primi uccelli tropicali, nell’incrociare le prime barchette di pescatori e alle 17.30 siamo all’ormeggio nel Sud dell’isola colmi di felicita’ ma anche un po’ amareggiati per la fine di un’esperienza tanto grande e bella che sicuramente ci accompagnera’ dentro di noi per il resto della nostra vita. Grazie Oceano, Grazie Tobago!
Saturday, April 17, 2010
Wednesday, January 27, 2010
reGraciosa
Quest'isola non stanca mai, per quanto possa sembrare piccola e indurci a pensare che dopo un po' possa essere noiosa, non e' affatto cosi'; anzi, solo col tempo si comincia ad apprezzarne veramente la filosofia, le persone del luogo,l'anima del villaggio, i mille colori del tramonto, la serenita' di un luogo incontaminato...
Con Renzo e Felice abbiamo stretto una bella amicizia, passavamo le serate al bar con Mingo, il pescatore/velista dell'isola,con Miguel, un gallego in viaggio su una bellissima barca di legno, discutendo di pesca dei merluzzi, di mare, di genti di mare, ascoltandando gli incredibili racconti di Mingo, le mille avventure che solamente tanti navigatori di passaggio possono portare a queste bellisime genti: naufragi, salvataggi, pesche miracolose...che pace!!
Finalmente mio padre si e' deciso di venirci a trovare cosi' il 10 gennaio salpiamo per Fuerteventura, passando da Lanzarote dove l'amichissimo Sacha ci ha portato a conoscere la sua magica isola a bordo della sua sgargiante "Furgo" rossa...
Dopo aver navigato una settimana tra Lanzarote e Fuerteventura arriviamo a Gran Tarajal dove ritroviamo i nostri amici e dove presto ci raggiungera' mio padre.
Qualche novita'...
E' passato ormai piu' di un mese da quei grigi momenti a Las Galletas ed ora la vita ha ripreso quel colore vivace che tanto amiamo.
Prima di tutto il nostro caro motore ha ripreso a funzionare perfettamente, anzi forse meglio, le perdite d'olio sono diminuite moltissimo e anche all'orecchio sembra essere piu' regolare. Il 19 dicembre,l'indomani seguente alla riparazione,abbiamo lasciato Las Galletas con un bel SW forza 4-5 e a buona velocita' abbiamo raggiunto i nostri amici "livornesi" a Fuerteventura:sono state 150 nm fantastiche, riprendere a navigare e' stata una liberazione, la prova che eravamo guariti e che da quel momento tutto era possibile...
Prima di tutto il nostro caro motore ha ripreso a funzionare perfettamente, anzi forse meglio, le perdite d'olio sono diminuite moltissimo e anche all'orecchio sembra essere piu' regolare. Il 19 dicembre,l'indomani seguente alla riparazione,abbiamo lasciato Las Galletas con un bel SW forza 4-5 e a buona velocita' abbiamo raggiunto i nostri amici "livornesi" a Fuerteventura:sono state 150 nm fantastiche, riprendere a navigare e' stata una liberazione, la prova che eravamo guariti e che da quel momento tutto era possibile...
A Gran Tarajal de Fuerteventura abbiamo ritrovato dei carissimi amici: Barbara e Alessandro col nuovo venuto Diego, Yuri sullo Scacco Matto e Riccardo con la bella Pajarita
Ale e Yuri li conosco ormai da un bel po', da quando ho iniziato a navigare diciamo, ricordo ancora quando a Livorno li tempestavo di domande sulla vela e loro con pazienza sopportavano la mia curiosita' che avvolte so puo' essere stancante... ricordo che un professore delle superiori quando esageravo mi dava del logorroico...Grazie carissimi!!
Ale e Yuri li conosco ormai da un bel po', da quando ho iniziato a navigare diciamo, ricordo ancora quando a Livorno li tempestavo di domande sulla vela e loro con pazienza sopportavano la mia curiosita' che avvolte so puo' essere stancante... ricordo che un professore delle superiori quando esageravo mi dava del logorroico...Grazie carissimi!!
Dopo aver passato un bel Natale in compagnia di Barbara, Yuri e Diego salpiamo nuovamente verso la Graciosa dove pensiamo di festeggiare l'anno nuovo e passare un po' di tempo.
Anche li' ritroviamo a sorpresa due carissimi amici caorlotti Felice e Renzo su Pacifica, anche loro sulla via dell'ecquatore ma che per motivi di lavoro di Felice hanno dovuto rimandare il viaggio all'anno prossimo, Felice per lo meno, Renzo ha trovato un passaggio su una barca di amici ed ora e' gia' a Capo Verde...
Saturday, December 12, 2009
Gran Canria e Tenerife




Tobago: Isola di Tenerife
Ormai e’ quasi un mese che navighiamo nelle isole Canarie e presto sara’ ora di salpare per il Senegal. Siamo arrivati l’altro ieri, sabato 04 dicembre, dopo aver passato una settimana a Gran Canaria spesa per la gran parte a riparare alcune avarie e stivare per bene la grande cambusa fatta all’ipermercato. I nostri amici canari Sacha ed Issora, sono stati gentilissimi: prima all’isola della Graciosa accompagnandoci durante qualche giorno a scoprirne i suoi angoli nascosti, le spiaggie incontaminate, le onde frangenti dove Sacha si esibiva in armoniose evoluzioni sulla sua tavola da surf; poi a Gran Canaria dove vive Issora, allietandoci il fine settimana con una bella escursione a visitare l’isola e accompagnandoci dovunque fosse necessario per preparare al meglio Tobago.
E’ proprio vero che le genti di queste isole vantano uno sprito molto amabile, sanno esprimersi con molto garbo, con toni di voce dolci e armoniosi, ricordando piu’ un carattere sudamericano che uno propriamente europeo.
Oggi abbiamo deciso di lasciare il marina di Las Galletas per andare a passare qualche giorno all’ancora in una baia vicino per poi dirigerci verso l’isola della Gomera. Il lato piu’ sconveniente di queste bellisime isole e’ che non godono di molti ancoraggi, l’arcipelago e’ tutto di origine vulcanica presentano in generale fondali molto profondi gia’ vicino alla costa e la grande onda lunga oceanica riesce ad arrivare anche dove sembrerebbe protetto pero’ qualche posticino si riesce a trovare percio’ eccoci qui pronti a salpare.
Da qualche tempo al momento dell’accensione il motore si comporta stranamente, sembra far molta difficolta’, ho sempre pensato fosse un problema del motorino d’avviamento visto che non sempre succedeva, sabato partendo da Las Palmas ha adirittura fatto un po’ di fumetto dalle connessioni elettriche cosi’ che oggi decido di provare ad accenderlo manualmente.
Il motore di Tobago e’ un Volvo 2 cilindri del 1974, un nonnetto per cosi’ dire, ma finora non ha mai fallito, meccanicamente molto semplice e robusto necessita solamente di attenzione e cure regolari ma per il resto si e’sempre dimostrato affidabilissimo.
Dicono che ogni cosa ha il suo tempo, bene, oggi sembra che quello del nostro Volvo sia finito...Ai vari tentavi di accensione manuale lui ha sempre risposto con dei “no” ostinati, ribelli, incomprensibili visto che lo azionavo con le valvole aperte, ma lui al momento di chiuderne una per azionare prima un cilindro e poi l’altro, bloccava con forza la mia manovella in uno sforzo di anormale sovracompressione...Che sara’ mai?
Non riuscivo a trovarne spiegazione cosi’ telefono al mio amico Gennaro, grandissimo tuttologo, esperto meccanico che prova a darmi alcuni consigli ma tutti senza risultato...Insieme riflettiamo cercandone le cause, ma e’ proprio lui, il nostro amato motore a svelarcele, con un rigurgito che mi gela il sangue inizia a espellere acqua dal filtro dell’aria... e’ la fine penso tra me, abbiamo il motore pieno d’acqua di mare...
I motori marini sono tutti raffreddati dall’acqua di mare, i piu’ moderni indirettamente mentre quelli piu’ vecchi direttamente, cosi’ che l’acqua di mare scorre attorno al cilindro creando negli anni non pochi problemi di corrosione.
La rabbia e uno spirito di triste delusione prendono il sopravvento, dopo anni di sacrifici, tanti soldi spesi e duro lavoro sembra che Tobago abbia ancora da dire la sua,
Colpendoci proprio ora che le nostre economie sono particolarmente precarie.
Eravamo partiti da Barcellona con una cassa abbastanza risicata ma contavamo di farcela, invece un po’ per il caroporti e piccole avarie che si sono susseguite i soldi sono andati velocemente calando ma ancora eravamo fiduciosi, ora con questa avaria tutto sembra piu’ difficile.
Dopo aver smontato la testa del cilindro con un po’ di sollievo trovo la guarnizione della culatta danneggiata il che esclude problemi piu’ gravi al motore che ne avrebbero compromesso per sempre la sua operativita’ ma che comunque non toglie che per ripararlo ci vorranno dei bei soldini, retifica della testa dei cilindri, prova in pressione del colettore di scarico e nuove guarnizioni ci costeranno un bel 600euro a cui va aggiunta la sosta forzata che sballa i nostri gia’ “tirati” tempi di viaggio.
L’obiettivo era quello di passare 2 settimane in Senegal e 2 in Guinea Bissau e da li’ attraversare verso i Caraibi dove contavamo d’arrivare per meta’ febbraio, in tempo per sperare in un ingaggio su uno yacht in Europa,lasciare Tobago in un posto sicuro e volare al mediterraneo.
Ma ora non avrei nemmeno i soldi per pagarmi il biglietto d’aereo, e l’idea di trovarci laggiu’ con la stagione degli uragani in arrivo senza soldi e lavoro certo, ci fa un po’ riflettere.
Ho fatto un po’ male i conti, ma del resto se si aspetta che tutte le condizioni siano ideali per partire forse non si salperebbe mai, bisogna un po’ rischiare, a volte va bene altre meno, ho cercato di preparare la barca al meglio, per trovare l’affidabilita’ che ci avrebbe garantito un viaggio sereno ma non e’ stato sufficiente, sapevo il motore poteva essere fonte di problemi ma uno nuovo ci avrebbe costato un altro anno di lavoro, speravo di far piu’vela invece nel mediterraneo abbiamo sofferto diverse calme che forse ne hanno aumentato l’usura ma d’altronde non tutto e’ prevedibile, fa parte della navigazione e ancor di piu’ della vita.
Non ci resta che adattarci e godere di quello che abbiamo,che comunque e’ moltissimo, conto che per prima di Natale il motore sara’ di nuovo operativo, siamo in un arcipelago molto bello dove trovare lavoro potrebbe non essere difficile, siamo molto piu’ vicini al mediterraneo dove contiamo di tornare per far la stagione estiva. Rimarremo in stand-by navigando tra le isole per qualche tempo visitandole con calma e godendo a pieno della loro bellezza, nel tanto non si sa mai che per le vacanze di Natale non escano una decina di giorni di charter che potrebbero ridare un po’ di vita alla cassa e permetterci di attraversare verso i Caraibi comunque, vedremo...Altrimenti tutto e’ rinviato al prossimo anno, dove partiremo molto piu’ avvantaggiati di tempo visto che saremo a meta’ strada e potremo viaggiare con piu’ calma, visitando Senegal e Guinea Bissau senza fretta, assaporando a pieno lo spirito africano.
Che dire cari amici, e’ andata cosi’ ma puo’ anche andare peggio, di cose da imparare ce ne sono sempre e questo e’ cio’ che ci aiuta a migliorare e per ora dalle Canarie ne ho ancora molte: correnti, onde, vento, qua ce n’e’ in abbondanza, pane per i nostri denti!
Ormai e’ quasi un mese che navighiamo nelle isole Canarie e presto sara’ ora di salpare per il Senegal. Siamo arrivati l’altro ieri, sabato 04 dicembre, dopo aver passato una settimana a Gran Canaria spesa per la gran parte a riparare alcune avarie e stivare per bene la grande cambusa fatta all’ipermercato. I nostri amici canari Sacha ed Issora, sono stati gentilissimi: prima all’isola della Graciosa accompagnandoci durante qualche giorno a scoprirne i suoi angoli nascosti, le spiaggie incontaminate, le onde frangenti dove Sacha si esibiva in armoniose evoluzioni sulla sua tavola da surf; poi a Gran Canaria dove vive Issora, allietandoci il fine settimana con una bella escursione a visitare l’isola e accompagnandoci dovunque fosse necessario per preparare al meglio Tobago.
E’ proprio vero che le genti di queste isole vantano uno sprito molto amabile, sanno esprimersi con molto garbo, con toni di voce dolci e armoniosi, ricordando piu’ un carattere sudamericano che uno propriamente europeo.
Oggi abbiamo deciso di lasciare il marina di Las Galletas per andare a passare qualche giorno all’ancora in una baia vicino per poi dirigerci verso l’isola della Gomera. Il lato piu’ sconveniente di queste bellisime isole e’ che non godono di molti ancoraggi, l’arcipelago e’ tutto di origine vulcanica presentano in generale fondali molto profondi gia’ vicino alla costa e la grande onda lunga oceanica riesce ad arrivare anche dove sembrerebbe protetto pero’ qualche posticino si riesce a trovare percio’ eccoci qui pronti a salpare.
Da qualche tempo al momento dell’accensione il motore si comporta stranamente, sembra far molta difficolta’, ho sempre pensato fosse un problema del motorino d’avviamento visto che non sempre succedeva, sabato partendo da Las Palmas ha adirittura fatto un po’ di fumetto dalle connessioni elettriche cosi’ che oggi decido di provare ad accenderlo manualmente.
Il motore di Tobago e’ un Volvo 2 cilindri del 1974, un nonnetto per cosi’ dire, ma finora non ha mai fallito, meccanicamente molto semplice e robusto necessita solamente di attenzione e cure regolari ma per il resto si e’sempre dimostrato affidabilissimo.
Dicono che ogni cosa ha il suo tempo, bene, oggi sembra che quello del nostro Volvo sia finito...Ai vari tentavi di accensione manuale lui ha sempre risposto con dei “no” ostinati, ribelli, incomprensibili visto che lo azionavo con le valvole aperte, ma lui al momento di chiuderne una per azionare prima un cilindro e poi l’altro, bloccava con forza la mia manovella in uno sforzo di anormale sovracompressione...Che sara’ mai?
Non riuscivo a trovarne spiegazione cosi’ telefono al mio amico Gennaro, grandissimo tuttologo, esperto meccanico che prova a darmi alcuni consigli ma tutti senza risultato...Insieme riflettiamo cercandone le cause, ma e’ proprio lui, il nostro amato motore a svelarcele, con un rigurgito che mi gela il sangue inizia a espellere acqua dal filtro dell’aria... e’ la fine penso tra me, abbiamo il motore pieno d’acqua di mare...
I motori marini sono tutti raffreddati dall’acqua di mare, i piu’ moderni indirettamente mentre quelli piu’ vecchi direttamente, cosi’ che l’acqua di mare scorre attorno al cilindro creando negli anni non pochi problemi di corrosione.
La rabbia e uno spirito di triste delusione prendono il sopravvento, dopo anni di sacrifici, tanti soldi spesi e duro lavoro sembra che Tobago abbia ancora da dire la sua,
Colpendoci proprio ora che le nostre economie sono particolarmente precarie.
Eravamo partiti da Barcellona con una cassa abbastanza risicata ma contavamo di farcela, invece un po’ per il caroporti e piccole avarie che si sono susseguite i soldi sono andati velocemente calando ma ancora eravamo fiduciosi, ora con questa avaria tutto sembra piu’ difficile.
Dopo aver smontato la testa del cilindro con un po’ di sollievo trovo la guarnizione della culatta danneggiata il che esclude problemi piu’ gravi al motore che ne avrebbero compromesso per sempre la sua operativita’ ma che comunque non toglie che per ripararlo ci vorranno dei bei soldini, retifica della testa dei cilindri, prova in pressione del colettore di scarico e nuove guarnizioni ci costeranno un bel 600euro a cui va aggiunta la sosta forzata che sballa i nostri gia’ “tirati” tempi di viaggio.
L’obiettivo era quello di passare 2 settimane in Senegal e 2 in Guinea Bissau e da li’ attraversare verso i Caraibi dove contavamo d’arrivare per meta’ febbraio, in tempo per sperare in un ingaggio su uno yacht in Europa,lasciare Tobago in un posto sicuro e volare al mediterraneo.
Ma ora non avrei nemmeno i soldi per pagarmi il biglietto d’aereo, e l’idea di trovarci laggiu’ con la stagione degli uragani in arrivo senza soldi e lavoro certo, ci fa un po’ riflettere.
Ho fatto un po’ male i conti, ma del resto se si aspetta che tutte le condizioni siano ideali per partire forse non si salperebbe mai, bisogna un po’ rischiare, a volte va bene altre meno, ho cercato di preparare la barca al meglio, per trovare l’affidabilita’ che ci avrebbe garantito un viaggio sereno ma non e’ stato sufficiente, sapevo il motore poteva essere fonte di problemi ma uno nuovo ci avrebbe costato un altro anno di lavoro, speravo di far piu’vela invece nel mediterraneo abbiamo sofferto diverse calme che forse ne hanno aumentato l’usura ma d’altronde non tutto e’ prevedibile, fa parte della navigazione e ancor di piu’ della vita.
Non ci resta che adattarci e godere di quello che abbiamo,che comunque e’ moltissimo, conto che per prima di Natale il motore sara’ di nuovo operativo, siamo in un arcipelago molto bello dove trovare lavoro potrebbe non essere difficile, siamo molto piu’ vicini al mediterraneo dove contiamo di tornare per far la stagione estiva. Rimarremo in stand-by navigando tra le isole per qualche tempo visitandole con calma e godendo a pieno della loro bellezza, nel tanto non si sa mai che per le vacanze di Natale non escano una decina di giorni di charter che potrebbero ridare un po’ di vita alla cassa e permetterci di attraversare verso i Caraibi comunque, vedremo...Altrimenti tutto e’ rinviato al prossimo anno, dove partiremo molto piu’ avvantaggiati di tempo visto che saremo a meta’ strada e potremo viaggiare con piu’ calma, visitando Senegal e Guinea Bissau senza fretta, assaporando a pieno lo spirito africano.
Che dire cari amici, e’ andata cosi’ ma puo’ anche andare peggio, di cose da imparare ce ne sono sempre e questo e’ cio’ che ci aiuta a migliorare e per ora dalle Canarie ne ho ancora molte: correnti, onde, vento, qua ce n’e’ in abbondanza, pane per i nostri denti!
Sunday, November 22, 2009
Traversata Gibilterra-La Graciosa
Lo scorso 2 di novembre tutto era pronto a bordo di Tobago, l’amico Metello mi aveva raggiunto a Gibilterra per accompagnarmi in questa nuova tappa visto che la cara Atziri aveva viaggiato a Messico per rivedere la sua famiglia dopo tanto tempo.
Tobago galleggiava all’ancora con tutti i suoi serbatoi pieni, la cambusa traboccava, e l’entusiasmo era alle stelle. L’idea era quella di partire il mattino successivo ma le previsioni per i giorni avvenire lungo la nostra rotta non erano per nulla buone. L’indecisione era molta ma l’esperienza dell’anno scorso con onde di 4-5 metri mi tratteneva da scelte troppo azzardate, cosi’ dopo aver preso in considerazione l’ipotesi d’andare prima a Madeira, decidiamo di aspettare tempi migliori. Mai scelta fu miglior presa! I venti si rivelarono piu’ forti delle stesse previsioni e le onde raggiunsero i sette metri secondo quato riportato da una barca di amici che incauti si erano avventutrati in mare rischiando quasi il naufragio.
Nel attesa di tempi migliori decidemmo di navigare nello stretto cosi’ che Metello prendesse un po’ di confidenza con Tobago e anche per variare un po’ all’inquinata baia di Gibilterra. Decidemmo d’andar a visitare la citta’ di Ceuta, piccola enclave spagnola in terra marrochina, ricca di cultura e integrazione tra popoli diversi. Li’ passamo 5 giorni bellissimi all’ancora, in un paesaggio suggestivo, di tanta pace e tranquillita’.
Il 7 novembre torniamo a Gibilterra per portarci in miglior posizione per la pronta partenza, sembra che lunedi’ 9 si apra una piccola finestra metereologica.
Altra cambusa, pieno di gasolio e buon riposo... Domenica le previsioni si confermano, l’indomani mattina si salpa.
Alle 9.30 lasciamo l’ormeggio di Marina Bay e a motore facciamo prua verso lo stretto. La marea e’ ben calcolata e presto incontriamo corrente favorevole, non e’ cosi’ per il vento che continua a soffiare in faccia, come previsto del resto, ma molto meno forte che i giorni precedenti. Le colonne d’Ercole vivono cosi’, di 2 venti: o ponente o levante, che qui accelerano compressi dalle due coste continenatali, c’e’ da tener duro qualche ora, poi una volta fuori, tutto migliorera’.
Il motore si spegnera’ solamente alle 18:30, scapolato C. Espartel, la punta piu’ a NW del continente africano che per tutta la giornata ci ha fatto un po’ penare, sembrando allungarsi sempre piu’ sulla nostra rotta.
Gia’ dalle prime ore della notte si capiva che le cose erano cambiate, le onde non erano piu’ bizzare e verticali come nello stretto, ma piu’ lunghe e morbide, il vento poco a poco andava girando verso N stabilendosi in una veloce andatura poppiera , stavamo entrando nei mitici alisei.
L’alba del primo mattino in oceano e’ stata rivelatrice, illuminado tutta l’immensita’ che ci circondava, dando colore a forme che prima solo si intuivano nei movimenti, nei profumi del buio della notte. Tutta la giornata di martedi’ trascorre pacifica, sia Metello che io iniziamo ad assestarci ai nuovi ritmi, navigando in due si e’ costretti a turni di guardia continui, di 3 ore caduno, cosi’ che la navigazione diventa un semi-solitario,in quanto quando io vigilo l’altro dorme, le uniche ore in comune sono quelle centrali della giornata dove ci si dedica un po’ alle pulizie, alla cucina e se possibile a stendersi un po’ al sole per asciugarsi dall’umidita’ notturna. Tutti i giorn alle 14.30 c’e’ poi l’appuntamento radio con Grande Laguna, Daniele, appassionato velista che dalla lontana Mestre segue via onde corte le barche italiane in navigazione nel mondo.
Grazie a questa rete, l’amico Yuri riesce a comunicarmi che per il fine settimana il vento sembra voler rollare a Sud, malissimo per la nostra rotta, non c’e’ altro da fare che spingere Tobago al massimo per guadagnare piu’ miglia possibili.
Da quel momento il clima a bordo cambia , un po’ m’innervosisco perche’ so che il vento previsto per i prossimi giorni non e’ molto ma soprattutto non sapevo quanto forte sarebbe stato il vento da Sud. La mente inizia a lavorare freneticamente analizzando e formulando continuamente nuove opzioni per poi sceglierne solamente una. Rimarremo in rotta, scartando la possibilita’ di fermarci in Marocco per rifornirci di piu’ gasolio e ce la giocheremo sfruttando il vento al massimo. Per fortuna a bordo ho montato un ricevitore radio-fax che stampa le analisi metereologiche del nord atlantico,pressione in superficie, venti... Cosi’ fin dal mercoledi’ sembra che potremo farcela, il vento da sud non sembra iniziare prima di sabato sera, preceduto prima da 24 ore di calma, un problema anche quello visto che e’ giusto la nostra autonomia di gasolio e non ci sarebbe niente di peggiore che ciondolare in mezzo all’atlantico sapendo che il prossimo vento che arrivera’ sara’ giusto in faccia... E cosi’ via a palla di cannone!! Rinuncio ad una traversata rilassata per concentrarmi a fondo su Tobago, vigile ad ogni cambiamento del vento, pronto a manovrare per sfruttare al meglio la situazione. Per fortuna Metello reagisce bene e si rivela un gran compagno di avventura, sempre pronto a far il suo dovere ed entusiasta della navigazione.
La notte di mercoledi’ e’ storica per Tobago, in 5 ore riusciamo a fare ben 40 miglia, una media di 8kn, anche troppo forse, il mio sonno ne soffre, durante il mio turno di riposo non c’e’ verso di rilassarsi, vibro con la barca e i suoi movimenti, l’orecchio e’ vigile, ad ogni aumento improvviso delle bollicine che scorrono sullo scafo, il cervello si attiva, analizzando la raffica di vento, quanto dura, come reagisce Metello al timone. Ormai era troppo, avevo bisogno di poter dormire con calma, gia’ la notte precedente lo spinnaker ci aveva dato un po’ da fare e poco sonno, cosi’ che decido di arrotolare la vela di prua e continuare per la notte con la piccola randa. Grande scelta, la barca rallenta a 5kn e col pilota automatico si governa da se’, fantastico un po’ di riposo. Alle 3.00 lascio il turno a Metello e mi concedo un profondo sonno nella consapevolezza che abbiamo un buon margine anche se aumenta un po’ il vento. Al contrario alle 6.00 il vento cala molto cosi’ rimettiamo il genoa e riprendiamo a correre a 6 kn. Tutto giovedi’ scorre leggero il vento cala progressivamente, alle 11.00 issiamo nuovamente lo spinnaker, che navigata, tutto il giorno a 6/6.5kn, senza gran movimenti o spruzzi in faccia, il massimo. La sera e’ sempre traditrice, la barca navigava fantasticamente con lo spi, buona velocita’, rotta perfetta, poco movimento, ma come sempre appena mi sdraio per il mio turno di riposo il vento aumenta nuovamente, e rapidamente dobbiamo rimettere lo spinnaker al suo posto e riprendere a navigare con il genoa.
Ormai ci siamo, obiettivo raggiunto, mi ero prefissato che a vela dovevamo arrivare a 100nm da la Graciosa, e venerdi’ mattina ci siamo, ora anche se arrivasse la bonaccia, a motore potremo raggiungere l’isola. E cosi’ fu la giornata passa ad intervalli di vela e motore, ma dal tardo pomeriggio l’oceano prende le sembianze dell’adriatico ad agosto e a motore facciamo le ultime miglia che ci separano dalla meta.
Alle 03.30 del sabato buttiamo l’ancora difronte al paesino di La Graciosa, e con soddisfazione ci beviamo un buon rum al nostra bellissima attraversata, invaso dalla felicita’ d’aver fatto una delle mie piu’ belle e soddisfacenti navigazioni di sempre.
Traendo le conclusioni, credo non abbiamo sbagliato quasi nulla, abbiamo ben analizzato le informazioni metereologiche, la fortuna ci ha aiutati con venti mai superiori ai 20 kn, e l’impegno costante ha fatto si’ che nulla andasse rotto, primo obiettivo di ogni navigazione.
Ora e’ gia’ una settimana che ci rillassiamo a la Graciosa, l’isola e’ bellissima, ha 200 abitanti e qualche turista, non una strada asfaltata, il pesce e’ buonissimo e a buon mercato, le spiaggie incantevoli ed incontaminate, fa proprio voglia di non partire piu’...
Tobago galleggiava all’ancora con tutti i suoi serbatoi pieni, la cambusa traboccava, e l’entusiasmo era alle stelle. L’idea era quella di partire il mattino successivo ma le previsioni per i giorni avvenire lungo la nostra rotta non erano per nulla buone. L’indecisione era molta ma l’esperienza dell’anno scorso con onde di 4-5 metri mi tratteneva da scelte troppo azzardate, cosi’ dopo aver preso in considerazione l’ipotesi d’andare prima a Madeira, decidiamo di aspettare tempi migliori. Mai scelta fu miglior presa! I venti si rivelarono piu’ forti delle stesse previsioni e le onde raggiunsero i sette metri secondo quato riportato da una barca di amici che incauti si erano avventutrati in mare rischiando quasi il naufragio.
Nel attesa di tempi migliori decidemmo di navigare nello stretto cosi’ che Metello prendesse un po’ di confidenza con Tobago e anche per variare un po’ all’inquinata baia di Gibilterra. Decidemmo d’andar a visitare la citta’ di Ceuta, piccola enclave spagnola in terra marrochina, ricca di cultura e integrazione tra popoli diversi. Li’ passamo 5 giorni bellissimi all’ancora, in un paesaggio suggestivo, di tanta pace e tranquillita’.
Il 7 novembre torniamo a Gibilterra per portarci in miglior posizione per la pronta partenza, sembra che lunedi’ 9 si apra una piccola finestra metereologica.
Altra cambusa, pieno di gasolio e buon riposo... Domenica le previsioni si confermano, l’indomani mattina si salpa.
Alle 9.30 lasciamo l’ormeggio di Marina Bay e a motore facciamo prua verso lo stretto. La marea e’ ben calcolata e presto incontriamo corrente favorevole, non e’ cosi’ per il vento che continua a soffiare in faccia, come previsto del resto, ma molto meno forte che i giorni precedenti. Le colonne d’Ercole vivono cosi’, di 2 venti: o ponente o levante, che qui accelerano compressi dalle due coste continenatali, c’e’ da tener duro qualche ora, poi una volta fuori, tutto migliorera’.
Il motore si spegnera’ solamente alle 18:30, scapolato C. Espartel, la punta piu’ a NW del continente africano che per tutta la giornata ci ha fatto un po’ penare, sembrando allungarsi sempre piu’ sulla nostra rotta.
Gia’ dalle prime ore della notte si capiva che le cose erano cambiate, le onde non erano piu’ bizzare e verticali come nello stretto, ma piu’ lunghe e morbide, il vento poco a poco andava girando verso N stabilendosi in una veloce andatura poppiera , stavamo entrando nei mitici alisei.
L’alba del primo mattino in oceano e’ stata rivelatrice, illuminado tutta l’immensita’ che ci circondava, dando colore a forme che prima solo si intuivano nei movimenti, nei profumi del buio della notte. Tutta la giornata di martedi’ trascorre pacifica, sia Metello che io iniziamo ad assestarci ai nuovi ritmi, navigando in due si e’ costretti a turni di guardia continui, di 3 ore caduno, cosi’ che la navigazione diventa un semi-solitario,in quanto quando io vigilo l’altro dorme, le uniche ore in comune sono quelle centrali della giornata dove ci si dedica un po’ alle pulizie, alla cucina e se possibile a stendersi un po’ al sole per asciugarsi dall’umidita’ notturna. Tutti i giorn alle 14.30 c’e’ poi l’appuntamento radio con Grande Laguna, Daniele, appassionato velista che dalla lontana Mestre segue via onde corte le barche italiane in navigazione nel mondo.
Grazie a questa rete, l’amico Yuri riesce a comunicarmi che per il fine settimana il vento sembra voler rollare a Sud, malissimo per la nostra rotta, non c’e’ altro da fare che spingere Tobago al massimo per guadagnare piu’ miglia possibili.
Da quel momento il clima a bordo cambia , un po’ m’innervosisco perche’ so che il vento previsto per i prossimi giorni non e’ molto ma soprattutto non sapevo quanto forte sarebbe stato il vento da Sud. La mente inizia a lavorare freneticamente analizzando e formulando continuamente nuove opzioni per poi sceglierne solamente una. Rimarremo in rotta, scartando la possibilita’ di fermarci in Marocco per rifornirci di piu’ gasolio e ce la giocheremo sfruttando il vento al massimo. Per fortuna a bordo ho montato un ricevitore radio-fax che stampa le analisi metereologiche del nord atlantico,pressione in superficie, venti... Cosi’ fin dal mercoledi’ sembra che potremo farcela, il vento da sud non sembra iniziare prima di sabato sera, preceduto prima da 24 ore di calma, un problema anche quello visto che e’ giusto la nostra autonomia di gasolio e non ci sarebbe niente di peggiore che ciondolare in mezzo all’atlantico sapendo che il prossimo vento che arrivera’ sara’ giusto in faccia... E cosi’ via a palla di cannone!! Rinuncio ad una traversata rilassata per concentrarmi a fondo su Tobago, vigile ad ogni cambiamento del vento, pronto a manovrare per sfruttare al meglio la situazione. Per fortuna Metello reagisce bene e si rivela un gran compagno di avventura, sempre pronto a far il suo dovere ed entusiasta della navigazione.
La notte di mercoledi’ e’ storica per Tobago, in 5 ore riusciamo a fare ben 40 miglia, una media di 8kn, anche troppo forse, il mio sonno ne soffre, durante il mio turno di riposo non c’e’ verso di rilassarsi, vibro con la barca e i suoi movimenti, l’orecchio e’ vigile, ad ogni aumento improvviso delle bollicine che scorrono sullo scafo, il cervello si attiva, analizzando la raffica di vento, quanto dura, come reagisce Metello al timone. Ormai era troppo, avevo bisogno di poter dormire con calma, gia’ la notte precedente lo spinnaker ci aveva dato un po’ da fare e poco sonno, cosi’ che decido di arrotolare la vela di prua e continuare per la notte con la piccola randa. Grande scelta, la barca rallenta a 5kn e col pilota automatico si governa da se’, fantastico un po’ di riposo. Alle 3.00 lascio il turno a Metello e mi concedo un profondo sonno nella consapevolezza che abbiamo un buon margine anche se aumenta un po’ il vento. Al contrario alle 6.00 il vento cala molto cosi’ rimettiamo il genoa e riprendiamo a correre a 6 kn. Tutto giovedi’ scorre leggero il vento cala progressivamente, alle 11.00 issiamo nuovamente lo spinnaker, che navigata, tutto il giorno a 6/6.5kn, senza gran movimenti o spruzzi in faccia, il massimo. La sera e’ sempre traditrice, la barca navigava fantasticamente con lo spi, buona velocita’, rotta perfetta, poco movimento, ma come sempre appena mi sdraio per il mio turno di riposo il vento aumenta nuovamente, e rapidamente dobbiamo rimettere lo spinnaker al suo posto e riprendere a navigare con il genoa.
Ormai ci siamo, obiettivo raggiunto, mi ero prefissato che a vela dovevamo arrivare a 100nm da la Graciosa, e venerdi’ mattina ci siamo, ora anche se arrivasse la bonaccia, a motore potremo raggiungere l’isola. E cosi’ fu la giornata passa ad intervalli di vela e motore, ma dal tardo pomeriggio l’oceano prende le sembianze dell’adriatico ad agosto e a motore facciamo le ultime miglia che ci separano dalla meta.
Alle 03.30 del sabato buttiamo l’ancora difronte al paesino di La Graciosa, e con soddisfazione ci beviamo un buon rum al nostra bellissima attraversata, invaso dalla felicita’ d’aver fatto una delle mie piu’ belle e soddisfacenti navigazioni di sempre.
Traendo le conclusioni, credo non abbiamo sbagliato quasi nulla, abbiamo ben analizzato le informazioni metereologiche, la fortuna ci ha aiutati con venti mai superiori ai 20 kn, e l’impegno costante ha fatto si’ che nulla andasse rotto, primo obiettivo di ogni navigazione.
Ora e’ gia’ una settimana che ci rillassiamo a la Graciosa, l’isola e’ bellissima, ha 200 abitanti e qualche turista, non una strada asfaltata, il pesce e’ buonissimo e a buon mercato, le spiaggie incantevoli ed incontaminate, fa proprio voglia di non partire piu’...
Sunday, November 1, 2009
Prua su Gibilterra
Mare di Alboran, 30 ottobre 2009, ore 01:00.
I giri sono costanti, continui, inarrestabili, la barca “suona” al ritmo dei 25cv, vibrazioni metalliche che segnalano ogni piccolo cambiamento di regime, questa e’la navigazione a motore, lunghissime notti che sembrano non finire mai. La routine e´ semplice: controllo della rotta, piccole correzioni al pilota automatico,controllo e cambio dei “pannolini” al motore: carta absorbente atta a raccogliere le sue sudorazioni oleose e poi un sacco di tempo da riempire come meglio si crede.
Ormai sono 15 ore che il motore funziona continuamente e gliene toccano altrettante prima che possa riposarsi da questa faticaccia, e’ veramente bravo, nonostante i suoi 34 anni d’eta’ va regolare come un treno svizzero e io lo curo come un bebe’ perche’ non si arrabbi e faccia i capricci.
Fuori il mare e’ un tavola, non un increspatura, non un segno di movimenti di masse d’aria: la bonaccia insomma. E’ cosi’ da ieri notte quando col finire del vento finivano anche i miei ingenui sogni di una attraversata del mare di Alboran con spinnaker. Erano ormai 15 ore che “tirava” Tobago verso Gibilterra, iniziavo a crederci anche perche’ le previsioni erano ottimiste, invece no, l’uomo ha fallito e la natura ricordato di non essere cosi’ prevedibile come si puo’ pensare. Ole’, via al motore! Fino ad ora, escludendo un paio d’orette ancora a vela e una piccola sosta per riempire le riserve di carburante.
Siamo partiti 2 giorni fa da Cartagena, dopo averci passato due bellissimi giorni in compagnia di una coppia di amici naviganti che corrono anche loro verso i caraibi, ma a differenza di noi che andiamo a fare i gaga’ loro vanno a lavorare con la loro barca.
La citta’ e’ stata una gran sorpresa, importante base militare della marina spagnola da tanti secoli, ne ritrae i segni in tutti i suoi aspetti. Possenti mura la circondano, bellisssimi palazzi governativi, fortezze la sovrastano dall’alto delle montagne, l’accesso alla baia e’ disseminato di vecchi bunker che ancora intimidano con le loro feritoie da dove sembra possa comparire una bocca di cannone da un momento all’altro. Ai tempi del grande impero spagnolo entrare a Cartagena non doveva essere per niente facile se non si era buoni amici…
Passeggiando per la citta’ si respira la cultura marinara in ogni angolo, le panetterie offrono una gran varieta’ di prodotti secchi, quelli che si possono conservare per tanto tempo: gallette, pane secco,biscotti vari, che prima erano dati dalla necessita’ ed ora dal buon gusto e tradizione che con gli anni si sono consolidati. I quartieri popolari sono quelli tipici di una citta’ di mare: vicolini stretti e case apiciccate quasi a ricordare il poco spazio di bordo. La cucina e’ buonissima, pesce fresco cucinato semplicamente a prezzi economici nei barettini di pescatori.
Oggi la citta’ sembra si stia riprendendo da un periodo poco fortunato, non ho visto molti giovani in giro, forse segno d’emigrazione, pero’ moltissimi sono i cantieri in opera a recuperare i fasti passati, moltissime le ristrutturazioni recenti, sicuramente tra qualche anno sara’ ancora piu’ bella e viva.
Domani saremo a Gibilterra, altra citta’ chiave del mediterraneo, ripenso alle epiche missioni dei marinai italiani durante la seconda guerra mondiale che con coraggio si erano inventati un nuovo modo di fare la guerra in mare. Arrivavando a bordo di un sottomarino fino all’entrata della baia,gli incursori sbarcavano di notte con una specie di siluro che si poteva manovrare sedendoci sopra a cavalloni e che dovevano guidare fin sotto le navi ferme in porto, lasciarlo li’ attivare la carica e poi nuotare fino a terra. Peccato che la tecnologia italiana del tempo non era gran che’ cosi’ che molte azioni aquistarono un’aria tragi-comica all’italiana, motori rotti, cariche che non esplodevano o semplicemente scoperti dal nemico. Ricordo uno in particolare che dopo essere riuscito con gran difficolta’ ad entrare fin dentro al porto a 100mt dalla nave il motore va in panne e rimane a piedi. Invano cercarono di trascinare il mezzo fin sotto la nave, era chiaramente troppo pesante, cosi’ lo fecero esplodere lo stesso ma senza creare alcun danno, che sfortuna!
La citta’ a quanto ho sentito non e’ un granche’, so che la pista dell’aeroporto e’ anche parte del traffico cittadino cosi’ che quando deve aterrare un’aereo il semaforo viene rosso e si abassano le sbarre, come un passaggio a livello insomma.
A Gibilterra mia moglie Atziri sbarca per andare a trovare la sua famiglia in Messico che ormai son tre anni che non visita, mentre io ed un amico faremo prua verso le Canarie.
Sara’ l’ultima citta’ in continente Europeo per Tobago, da li’ inizieremo il grande salto, sospinti dagli alisei nel grande oceano atlantico.
October 24th, 2009. Ibiza, Spain.
We’ve been in Sant Antoni at the marina for the past 5 days due to bad weather. A couple of nights ago wind velocity reached up to 50 knots, aprox. 100km/hr. Today strong winds are finally over and we are ready to spend our last night in Ibiza at a nice anchorage. We got up around 8:00, had breakfast, Alberto stayed on Tobago for last preparations and I went into town to do final shopping for our trip to Cartagena. One thing I enjoy very much when sailing around is having the possibility to stay in one village for a few days because it normally gives you enough time to do sight seeing and locate stores of interest. After a few days I had found a very nice specialty store (Casa Alfonso), a very nice bakery with own production – non of that industrial pre-baked frozen bread that goes hard in one day, a lovely fruit and vegetable market and a descent priced supermarket for ordinary stuff.
The morning shopping was done in half hours time and was back on the boat at 10am. While I stocked everything Alberto finished outside and at 10:30 we where ready to leave the dock. We stopped at the gas station to get diesel and at 11 o’clock we where heading out. The wind was north-westerly as predicted and it had been decided to head south, so, we putted up the sails and headed towards Es Vedra. For a moment it occurred to just keep going and do the crossing towards Cartagena but in the end the idea of spending at least one night anchored in Ibiza won… it was the right decision.
The morning shopping was done in half hours time and was back on the boat at 10am. While I stocked everything Alberto finished outside and at 10:30 we where ready to leave the dock. We stopped at the gas station to get diesel and at 11 o’clock we where heading out. The wind was north-westerly as predicted and it had been decided to head south, so, we putted up the sails and headed towards Es Vedra. For a moment it occurred to just keep going and do the crossing towards Cartagena but in the end the idea of spending at least one night anchored in Ibiza won… it was the right decision.
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